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Pubblicato il 20-01-2011 - Visto: 923 volte
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IV^ Assemblea Nazionale della Portualità Turistica



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 IV^ Assemblea Nazionale della Portualità Turistica





Sabato 19 febbraio, giorno inaugurale del Big Blu, il Salone nautico di Roma, si terrà la IV^ Assemblea Nazionale della Portualità Turistica, organizzata da Nautica in collaborazione con l’associazionismo di settore, Assomarinas e Assonat, e dalla società di consulenza specializzata Angelo Zerilli s.a.s. (ore 10,30, sala Mare Nostrum, Padiglione 13, esclusivamente ingresso Nord, Via Portuense 1645-1647). Il tema dell’incontro sarà “Portualità turistica: rischio affondamento”, per esaminare il momento di grande difficoltà del settore, già negativo a causa dell’incertezza normativa per concessioni e rinnovi e per il permanere dei canoni demaniali assurdamente elevati introdotti con la legge Finanziaria del 2007, aggravato dalla crisi economica che ha colpito particolarmente la nautica. Introdurrà i lavori il Senior editor di “Nautica” il giornalista Lucio Petrone, il Com.te Angelo Zerilli sintetizzerà il punto della situazione (che pubblichiamo a seguire per opportuna conoscenza dei lettori), il Presidente Assomarinas, Dr. Roberto Perocchio, illustrerà le iniziative associative e parlamentari in corso per tentare di migliorare la situazione, anche in vista della definitiva approvazione del federalismo fiscale, il Presidente Assonat, Avv. Luciano Serra ricorderà le problematiche che la sua associazione ha evidenziato alla conferenza stato-regioni prima dell’attuazione del federalismo demaniale, l’urgenza di applicare alla portualità turistica il Codice del turismo,  i rapporti tra fiscalità locale e portualità.


Durante l’Assemblea ci sarà anche un momento d’incontro per consentire agli amici di Franco Bechini di ricordarlo.


Come Arrivare al BigBlu – L’ingresso per i partecipanti all’Assemblea è quello Nord - Via Portuense 1645-1647 - In auto: dal GRA (Grande Raccordo Anulare) uscita 30, per Nuova Fiera di Roma in direzione Fiumicino; dal centro città prendere l'Autostrada Roma-Fiumicino, quindi seguire le indicazioni per la Nuova Fiera di Roma (saltare la prima uscita Ingresso Est, e prendere la seconda uscita Ingresso Nord). Nei parcheggi esterni, gestiti dall’Atac, viene applicata la seguente tariffa oraria: 1a ora € 2; 2a ora € 2; 3a ora € 1; 4a ora € 1; 5a ora € 1. Tariffa giornaliera € 7 (il pagamento può essere effettuato solo tramite contanti). In treno: dalla Stazione Termini il collegamento con Fiera Roma è semplice ed economico. Prendere la LINEA B della metropolitana, scendere alla fermata Piramide (stazione Ostiense), prendere quindi, la linea ferroviaria FR 1 direzione Fiumicino e scendere alla fermata Fiera Roma (treni ogni 15 minuti). Costo del biglietto 1 €. Dalle Stazioni ferroviarie Tuscolana, Tiburtina, Ostiense - collegate alle Linee A e B della Metropolitana urbana - prendere la linea FR 1 direzione Fiumicino e scendere alla fermata Fiera di Roma. Tariffa 1 €.


La Fermata Fiera Roma è direttamente collegata all'Ingresso NORD da una passerella coperta sopraelevata. L'Ingresso l'Ingresso NORD è anche raggiungibile attraverso un servizio navetta gratuito. Dall'Aeroporto di Fiumicino: dalla stazione ferroviaria dell'Aeroporto prendere la linea Fr1 in direzione Fara Sabina - Orte  e scendere alla fermata Fiera Roma. Tariffa 5,50 euro (treni ogni 15 minuti). Vedi informazioni treno.


 


IV^ Assemblea Nazionale della Portualità Turistica


IL PUNTO DI ANGELO ZERILLI


Non dobbiamo certo presentare in questa sede il Com.te Angelo Zerilli, il massimo esperto di portualità turistica in campo burocratico-amministrativo. Già Cap. di Vascello delle Capitanerie di Porto distaccato alla Direzione generale del Demanio del Ministero dei Trasporti e Navigazione, ha collaborato alla redazione del famoso Decreto Burlando e poi è divenuto il consulente, assai apprezzato, di tante società, Regioni ed enti locali impegnati con grande difficoltà nella portualità turistica. E’ a lui che mi sono rivolto per primo manifestando l’idea dell’Assemblea Nazionale della Portualità, ed è con lui che periodicamente faccio il punto della situazione di settore su “Nautica”. Come lo scorso anno, sono lieto di pubblicare un suo scritto che sia d’apertura e base di discussione per l’appuntamento al Big Blu - ore 10,30, sala Mare Nostrum, Padiglione 13, esclusivamente ingresso Nord - il 19 febbraio p.v.


Anche quest’anno, nella sede del Salone Nautico di Roma, ci troveremo a discutere di portualità turistica che noi, operatori della Nautica, riteniamo essere di assoluta rilevanza, perché deriva da una certezza che travalica il mero aspetto nautico-diportistico: una valenza assoluta quale fattore di ripresa economica e di incremento di ricchezza per territori costieri, specie quelli del Sud Italia, che sono ricchi di eccellenze archeologiche, monumentali, culturali, ambientali ecc. eppure non riescono a esprimere in modo compiuto le loro potenzialità per una spesso totale carenza di infrastrutture e di sistemi di promozione in genere. Ecco allora che il porto turistico, vera porta di ingresso nel territorio, permette di avviare non solo la crescita di un indotto turistico spesso ancora a livello embrionale, ma diventa un vettore in grado di consentire un riordino urbano in genere necessario. In definitiva il porto diventa uno strumento per la riscoperta di territori che il mondo ci invidia, ma che invece spesso assurgono alle cronache per lo stato di abbandono in cui versano. A riprova di quanto affermato, ricordo che anche il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, approvato dalla Comunità Europea, indica tra gli obiettivi regionali di sviluppo turistico “l’aumento della competitività delle destinazioni turistiche italiane attraverso la realizzazione di una rete di porti crocieristici e sportivi”. I territori costieri di cui si parla, spesso nel degrado più diffuso, avrebbero bisogno di adeguata attenzione e finanziamento da parte delle Amministrazioni competenti, o, in alternativa, di adeguate normative atte a incentivare gli investimenti di gruppi privati nelle aree in questione. Ma tutti sappiamo che questo raramente si verifica.


L’importanza della portualità quale strumento di riconversione non solo urbana ma anche economica di territori, e gli strumenti normativi di riferimento, sono stati gli argomenti di un Convegno svoltosi lo scorso mese di ottobre nel corso del Salone Nautico di Genova e che, credo per la prima volta , ha visto la presenza di personaggi del calibro del Presidente del Consiglio di Stato, del Presidente della Corte Costituzionale, oltre a numerosi Professori universitari e Presidenti di Tar. Questi studiosi del Diritto hanno disquisito per due giorni sulla incidenza della portualità turistica sui territori costieri nazionali, sottolineando la necessità di una maggiore chiarezza normativa e soprattutto come fosse indispensabile sollecitare un maggiore spazio per gli investimenti privati. E infatti, poiché mi sembra illusorio sperare che le Amministrazioni deputate possano disporre degli investimenti necessari, sarebbe opportuno incentivare gli investimenti privati mediante la redazione e soprattutto la puntuale applicazione di specifiche normative di riferimento, che in modo chiaro indichino i criteri normativi da applicare, la certezza dei loro tempi, il tutto in modo da permettere agli imprenditori privati di programmare i tempi di rientro dei capitali investiti.


Lo scorso anno, quando la crisi economica aveva già fatto sentire i suoi effetti, nel corso del Convegno svoltosi Roma nelle giornate del Salone, molti dei presenti avevano stigmatizzato le maggiori difficoltà incontrate dal settore: la mancanza di chiarezza normativa, in materia di canoni demaniali; la diversa durata delle concessioni demaniali nelle varie Regioni; la confusione normativa ingenerata dalle tante leggi regionali che molto spesso hanno pensato a legiferare in materia di demanio turistico – ricreativo (per intenderci in materia di stabilimenti balneari) e non anche in materia di demanio portuale; la mancata approvazione della variante alla legge 84/1994 sulla portualità commerciale che da sempre promette di individuare aree portuali da destinare alla nautica; riuscire finalmente a capire quale sia l’Amministrazione deputata a rilasciare la concessione. Ebbene, tutte queste problematiche sono rimaste assolutamente irrisolte. Ci sono ancora oggi Regioni dove le concessioni vengono rilasciate per 20 anni ed altre dove le concessioni arrivano a 90; in alcuni casi i canoni attuali vengono applicati anche alle concessioni rilasciate prima dell’entrata in vigore della finanziaria 2007, ed in altri casi questo non succede; molti Comuni ora competenti al rilascio delle concessioni, revocano concessioni esistenti per poter effettuare direttamente la gestione delle strutture senza bandi di gara e costituendo società in house oggi in via di scioglimento da parte della Comunità Europea. Ci sono regioni che applicano il Decreto Burlando che consente di variare i Piani Regolatori Comunali e/o portuali nel corso delle procedure per l’ottenimento delle concessioni, altre Regioni applicano invece leggi regionali, frettolosamente emanate, che consentono la presentazione delle domande per costruire i porti solo dopo che le varianti sono state approvate in sede Regionale, Provinciale e Comunale. E fra un po’ arriva il federalismo demaniale! Ora in questa situazione nella quale neanche i più esperti riescono a raccapezzarsi, come possiamo credere che possa esserci qualcuno in qualche parte del mondo interessato ad investire nel nostro Paese!


Prova evidente e non gratificante sono le notizie che periodicamente ci rinnovano il problema per i territori interessati spesso in modo anche drammatico. Prima il sequestro dei pontili dell’Isola di Ponza rimasta per due stagioni senza l’unica fonte di reddito; poi, proprio oggi mentre scrivo, il sequestro dei pontili di Porto Ercole e di porto Santo Stefano, con economie locali che improvvisamente vedono crollare le certezza di tanti anni. Nel merito, senza cercare di capire in questa sede di chi sia la colpa e di chi la ragione, appare evidente che tutto dipende da quella assoluta mancanza di chiarezza nei ruoli e nei sistemi che lamentiamo da anni e che è ormai ha fatto diventare il settore facile terreno di pascolo per chi approfitta ampiamente di questa nebbia normativa che ormai lo avvolge.


Rapidamente una scorsa a quanto succede lungo le coste.


Liguria - Senza entrare nel merito della guerra spietata avviata contro la realizzazione del porto turistico di Imperia, c’è da registrare la recente decisione del presidente Burlando che ha espresso parere negativo alla realizzazione dei Porti di Diano Marina, Albenga, Noli–Spotorno e Albissola. Per uno come lui che ha reinventato la nautica nazionale degli ultimi 15 anni dando il nome alla legge di riferimento, è certamente una novità che non ci fa piacere.


Toscana - Ripeto integralmente quanto già scritto lo scorso anno, perché nulla è cambiato: in Toscana, è possibile realizzare un Porto Turistico ”solo se è previsto dal Masterplan dei Porti Regionali, …solo dopo il suo inserimento come Variante al Piano Regolatore, …in quanto già compreso fra le infrastrutture indicate nell’Intesa Generale Quadro, …successivamente all’approvazione di un Protocollo d’Intesa, …che deve naturalmente discendere dalla preventiva sottoscrizione di un Accordo di Programma, …preceduto da un Atto Integrativo e poi sottoposto all’esame di un Comitato Consultivo Permanente, …prima dell’inserimento nel Regolamento Urbanistico. Superando però questi 10-15 anni di procedure, sono iniziati i lavori per il Porto turistico di Boccadarno, è in dirittura d’arrivo la procedura per il porto di Cecina, mentre la presentazione di una istanza per la realizzazione di un porto a Marina di Massa ha scatenato una competizione che vede altri 6 progetti in concorrenza tra di loro! E per concludere, è stato finalmente stato firmato l’Accordo di Pianificazione per la Variante al Piano Strutturale del Comune di Portoferraio


Lazio - Sono partiti i lavori per la realizzazione del Porto turistico di Fiumicino e sono stati approvati il progetto del porto di Formia e di quello Anzio, mentre sono ancora in itinere quelli di Ladispoli, Tarquinia, Latina, nonché l’ampliamento di Santa Marinella, Riva di Traiano, Civitavecchia, Ostia. Anche qui, senza entrare nel merito della bontà dei progetti, è chiaro che la Regione Lazio, che rappresenta il 10% della popolazione nazionale e che ha 24 popolosi comuni costieri su oltre 360 Km di costa, ha compreso di essere indietro nella presenza di posti barca (poco più di 9.000 con un parco di oltre 45.000 barche presenti in regione) e di essere in una posizione centrale rispetto all’intera area del Mediterraneo per sviluppare turismo e nuova occupazione.


Campania - Si è finalmente sbloccata la procedura per Bagnoli e Salerno, oltre quella meno semplice da decifrare di Castelvolturno. Recentemente è stata ricostituita Campania Navigando e per questo ci sono commenti contrastanti. In questa Regione, a mio avviso, la cosa più importante che si è realizzato negli ultimi 10 anni e del quale non si parla mai, è il Porto di Marina di Stabia, che, approvato e parzialmente finanziato dalla Comunità Europea, rimane uno dei pochissimi esempi di ottima finalizzazione dello strumento del Contratto d’Area, che tanto ha fatto sperare in termini di nuove realizzazioni nelle aree del Sud Italia.


Calabria - Poche e contrastanti le notizie. Nei giorni scorsi la stampa ha riportato che il Comune di Tropea, ha revocato la concessione alla società privata che gestiva il porto dalla sua realizzazione (fatta con soldi regionali), con l’intento di affidarla senza gara a una società costituita dal Comune stesso. Anche qui pochi commenti.


 


Sicilia - Anche questa, è una Regione che dopo l’assurdo immobilismo degli anni 90, sta oggi provando a realizzare strutture in grado di valorizzare un territorio con circa 1.600 km di coste (compresi arcipelaghi e isole) che racchiude in sé la massima potenzialità turistica al mondo per la presenza di ogni forma di eccellenza archeologica, monumentale, paesaggistica ecc, che il turista di tutto il mondo cerca nei suoi viaggi. Oggi questa valorizzazione, anche se per gradi, viene tentata, sia attraverso leggi regionali di finanziamento percentuale delle strutture (recentemente è stata approvata una legge regionale che prevede un finanziamento di 54 Milioni di Euro) sia attraverso il recepimento anche nell’isola delle normative nazionali sullo snellimento delle procedure amministrative. Sono in costruzione, il Porto Turistico di Siracusa del Gruppo Acquamarcia, e quello di Licata, dove un privato investitore sta realizzando una struttura in grado di cambiare radicalmente il turismo locale. In itinere sono quelli di Marsala, di Mazzara del Vallo e gli altri, in contestazione, di Taormina e Lipari. Comunque anche la Sicilia ha da poco costituito Sicilia Navigando S.p.A.


Puglia - Sugli oltre 600 km di coste pugliesi, sono oggi in via di realizzazione il Porto di Rodi Garganico e quello di Vieste, mentre a Manfredonia sono iniziati i lavori per il Marina del Gargano. Per il resto vi sono altri 12 porti importanti da riconvertire o da ristrutturare tra i quali Bari, Taranto, Brindisi, Gallipoli ecc, anche qui con una potenzialità turistica di altissimo livello. Inoltre la Regione ha recentemente sottoscritto un Accordo di Programma con Italia Navigando principalmente per i porti di Trani, Gallipoli e Brindisi, per un totale di finanziamento Cipe di 5 milioni di Euro (forse pochi) ai quali dovrebbero aggiungersi 7,4 milioni da parte della Regione e 6,4 provenienti da non meglio specificate “risorse proprie”. Il resto dell’accordo si sofferma sulla circostanza che per altri 11 porti regionali sarebbero necessari ulteriori finanziamenti per circa 80 milioni di Euro, soldi che naturalmente non ci sono, ma anche qui non si ritiene necessario sollecitare investimenti privati.


Alto Adriatico - Già sufficientemente dotato di strutture portuali, vede le maggiori novità nel Veneto e in Friuli e più precisamente a Venezia e Trieste. Lo scorso dicembre, il Comune di Venezia ha approvato la realizzazione di una struttura portuale al Lido di Venezia, mentre, sempre in dicembre, la Regione Friuli ha sottoscritto con Italia Navigando un Accordo di Programma Quadro che prevede un finanziamento di 37,4 Milioni di Euro per la riconversione di Porto Lido a Trieste e per una nuova struttura a presso le Terme Romane di Monfalcone. Il Veneto però al momento limita a un massimo di 20 anni la durata delle concessioni per la realizzazione e gestione dei porti (vedi Jesolo ), con ciò scoraggiando notevolmente gli investimenti privati che devono competere con i porti realizzati negli scorsi anni, tutti con durata prevalentemente cinquantennale.


Sardegna - Volendo sorvolare sulle problematiche connesse alla riconversione dell’Arsenale Militare della Maddalena, l’unica novità di un qualche rilievo è la riconversione a porto turistico dell’area di Via Roma al centro di Cagliari (l’area dove attraccavano le navi della Tirrenia), nonché, sempre a Cagliari, l’approvazione definitiva dopo 43 anni del nuovo Piano Regolatore che individua in località Su Siccu la zona per la realizzazione di un nuovo porto turistico.


 


CONCLUSIONI


La tanto attesa variante alla legge 84/1994 sulla portualità commerciale che prevede di adibire a portualità turistica le aree portuali dimesse ai traffici, non è stata ancora approvata, e pertanto i 17.000 nuovi posti barca che potrebbero ricavarsi, devono ancora attendere. Peraltro, la loro realizzazione sarà, a mio avviso condizionata dalla necessità di sottoscrivere specifici accordi con i Comandi Generali delle Forze Armate (Carabinieri, Guardia Costiera, Polizia, Guardia di Finanza ecc.) che normalmente occupano vaste aree portuali per fini istituzionali. Sarà altresì necessario concordare le utilizzazioni con le associazioni dei pescatori. Comunque il settore, pur tra le mille difficoltà anche sommariamente indicate, si muove, forte della presenza in Italia di circa 500.000 imbarcazioni (tra registrate e non), che necessitano di un posto barca, a fronte dei 140.000 posti realizzati, senza contare la nutrita schiera di diportisti stranieri che annualmente continuano a visitare il nostro Bel Paese. Certo se le difficoltà e le differenze burocratiche che solo in parte sono stato in grado di rappresentare, dovessero come per incanto cessare da un momento all’altro, se i giusti controlli sulle proprietà delle imbarcazioni non venissero effettuati in pieno agosto, se possedere una barca che spesso costa come o meno di un Suv non fosse inteso come avere a che fare sempre con un miliardario arabo, se in definitiva la smettessimo per una volta di farci del male, non oso pensare a quale potrebbe essere il reale supporto del turismo costiero per l’economia della Nazione Italia.


Angelo Zerilli.


Vi aspettiamo


Lucio Petrone


luciop@mclink.it






 



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